Redazione

Ott 23, 2016, 9:35am

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Ott 23, 2016, 9:35am

Se il social ti sorveglia, puoi sempre imbrogliarlo con l’offuscamento

L’offuscamento comprende quasi sempre pratiche quali dissimulazione, depistaggio, uso non autorizzato di risorse. Ecco il manuale di Finn Brunton, Helen Nissenbaum

In un’epoca caratterizzata dalla (cyber)sorveglianza diffusa e dall’avvento indiscriminato dei Big Data, spetta a ciascuno di noi fare propri e attivare gli strumenti di autodifesa utili a rettificare certe “asimmetrie dell’informazione”, o quantomeno a ridurre il potere del controllo esterno.

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I mercanti di dati non si fanno certo scrupoli. Né è mistero che oggi i nostri profili social siano alla merce’ di bot e algoritmi. Messaggi ed emozioni, hobby e battute personali: tutto è marketing. Senza dimenticare l’occhio inquisitore dei vari Big Brother – ben oltre l’ambito digitale. A farne le spese sono privacy e dissenso, libertà d’espressione e di movimento.

Messaggi ed emozioni, hobby e battute personali: tutto è marketing.

Come difendersi, allora? Ricorrendo innanzitutto a semplici ma efficaci strategie di “offuscamento”: per esempio, l’aggiunta deliberata di informazioni ambigue, confuse e ingannevoli atte a interferire con la costante raccolta di dati personali da parte di autorità, imprese, inserzionisti, hacker malvagi e quant’altri. Oppure altre tecniche di base suggerite dagli autori del libro omonimo, appena uscito in italiano presso Stampa Alternativa: Offuscamento. Manuale di difesa della privacy e della protesta.

Offuscamento: ci cosa parla il libro di Brunton e Nissenbaum

Nel libro l’offuscamento viene esplorato in dettaglio tramite esempi sul campo, spiegazioni tecniche e riflessioni etiche, mettendone in luce l’efficacia e l’idoneità (o meno) dell’offuscamento per le varie finalità specifiche.

Scrivono gli autori Brunton e Nissenbaum:

Poiché l’offuscamento comprende quasi sempre pratiche quali dissimulazione, depistaggio, uso non autorizzato delle risorse di sistema o compromissione delle sue funzionalità, bisogna apprezzarne le finalità, gli scopi e gli obiettivi di fondo per poterne valutare la moralità.
Pur quando certi fini possono apparire inequivocabilmente positivi e altri inequivocabilmente negativi, esiste un’ampia zona neutra che va da situazioni senza problemi (esempio: eludere le telecamere di sorveglianza del supermercato) ad altre in qualche modo controverse (tipo: facilitare il file-sharing dei sistemi peer-to-peer).
In queste zone di ambiguità o flessibilità etica, entrano in gioco le questioni della politica e delle policy operative. I fini rappresentano tuttavia soltanto una parte del quadro complessivo – condizioni necessarie ma insufficienti. La dottrina etica e il senso comune impongono che anche i mezzi siano difendibili e, parafrasando un altro adagio, non sempre i fini giustificano i mezzi.
Per accettare questi ultimi occorre considerare numerosi fattori etici, ma, com’è spesso il caso, ciò dipende dall’interazione con vari elementi contingenti e contestuali, la cui considerazione ci porta nell’ambito politico.

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Tutelare la privacy nell’era del controllo globale

I due autori insistono: non esiste una soluzione semplice per risolvere il problema della privacy, perché già quest’ultima non è altro che la soluzione alle sfide sociali in costante mutamento.

Alcune di tali sfide sono naturali e al di fuori del nostro controllo; altre sono di natura tecnologica e dovrebbero essere alla nostra portata ma vengono plasmate da una panoplia di complesse forze sociali e materiali con effetti indeterminati.

Privacy non vuol dire impedire lo scorrere del flusso di dati; significa piuttosto canalizzarlo in maniera saggia e giusta al servizio di fini e valori collettivi e degli individui che ne sono oggetto, particolarmente quelli più vulnerabili e svantaggiati.
La privacy dovrebbe dare sostegno alle libertà
e alle spinte autonome che alimentano il positivo coinvolgimento gli uni con gli altri e con lo spazio collettivo. Innumerevoli usanze, concetti, strumenti, legislazioni, meccanismi e protocolli hanno contribuito a dar forma alla privacy così come viene concepita oggi, ed è a questa raccolta che va ad aggiungersi l’offuscamento come ulteriore puntello per una privacy in quanto conversazione attiva, confronto e scelta.

Più che una bacchetta magica, le strategie di offuscamento offrono dunque un’autodifesa di primo livello, e possono incidere in profondo se usate in maniera accorta e collettiva.

Nella conclusione degli esperti statunitensi: “La nostra “rivoluzione” è particolarmente adatta a chi opera a livello locale e circoscritto, agli utenti che si muovono con prudenza o sono bloccati da qualche parte online, ai tanti che non si trovano nella posizione di poter limitare, impedire o controllare la scia di dati personali lasciata comunque sul web. Il succo della nostra piccola “rivoluzione” punta a cercare di mitigare e bloccare la sorveglianza digitale dei nostri giorni.”

Non è certo poco.

BERNARDO PARRELLA
San Antonio, Texas