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Safer Internet Day: sul web (e al telefono) non puoi fare come ti pare. Ecco perché

Secondo una ricerca di Save The Children, l’81% degli adulti e il 73% dei ragazzi pensa che vi sia una sorta di “consenso implicito” alla diffusione di materiali intimi e personali, ma non è vero: si può essere denunciati

Il 7 Febbraio si celebra il Safer Internet Day, la giornata europea dedicata all’uso consapevole di Internet. Con lo slogan “Diventa il cambiamento. Uniamoci per un’Internet più sicura”, l’evento si svolge in centinaia di città europee con seminari, workshop e conferenze.
Negli anni scorsi il focus è stato rappresentato dall’educazione dei più giovani a comportamenti sicuri e responsabili davanti allo schermo digitale, ma quest’anno l’appello è rivolto a tutti, grandi e piccoli.

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La ricerca di Save The Children

Una ricerca Ipsos condotta per Save The Children ha mostrato che il 95% degli adulti e il 97% dei ragazzi possiede uno smartphone ma entrambi sono inconsapevoli delle conseguenze delle loro attività in rete. E se non sanno esattamente quali, sospettano che i loro dati vengano registrati quando navigano in rete (i due terzi sia degli adulti che dei ragazzi e se ne dicono preoccupati (l’80% di entrambi), ma hanno interiorizzato l’idea che cedere questi dati sia il giusto prezzo per essere presenti online e accedere ai servizi che interessano.

Non solo. Mentre ognuno degli intervistati ha dichiarato di avere almeno 5 profili su diversi canali, giovani e adulti non fanno abbastanza manutenzione dei loro profili sociali e faticano a gestire tag, amici invadenti e bloccare qualcuno.
Ma, fatto grave, pure se ritengono poco sicuro condividere foto e video intimi o privati, credono, sbagliando, che la responsabilità sia di chi li diffonde per primo. In particolare il 75% degli adulti e il 72% dei ragazzi intervistati crede che non sia mai sicuro condividere online foto e video intimi e riservati ma per il 67% dei primi e il 65% dei secondi se un contenuto condiviso con qualcuno dilaga in rete, la responsabilità è di chi lo diffonde. Questo accade perché l’81% degli adulti e il 73% dei ragazzi pensa che vi sia una sorta di “consenso implicito” alla diffusione, anche se il materiale viene condiviso online con una sola persona.

Adulti e ragazzi sono convinti che sia sicuro condividere foto o video intimi online perché “lo fanno tutti”.

Slut shaming e Revenge porn, quando c’è di mezzo la nudità

C’è un 23% degli adulti e un 29% dei ragazzi che sono convinti che sia sempre sicuro condividere foto o video intimi online perché “lo fanno tutti”.

Niente di più sbagliato. Immagini o video intimi diffusi senza consenso possono generare ansia e vergogna in chi ne è vittima, e determinare uno stato di prostrazione psicologica. Questi comportamenti configurano diversi reati, anche di carattere penale: dal mancato rispetto delle leggi sul copyright alla violazione del diritto all’immagine, dall’accusa di molestie fino alla diffamazione aggravata (a mezzo stampa secondo alcuni tribunali). Un fenomeno che ha un nome specifico “Slut shaming” o “Revenge porn” quando si postano online le foto di nudo dei propri ex per vendicarsi di un rapporto finito male: il reato si configura anche quando tali documenti sono condivisi in gruppi chiusi o fra pochi amici attraverso le app.

Hate Speech, Hate crimes

Ma ci sono altri comportamenti gravi che si danno in rete: ad esempio, incitare alla violenza, fomentare l’odio verso “i diversi” – minoranze sessuali, religiose o etniche – si configura come Hate speech, il linguaggio dell’odio che può sfociare in quelli che sono definiti Hate crimes, i crimini dell’odio. Fomentatori d’odio online sono stati ad esempio quelli che chiedevano la morte di Italo D’Elisa, il vastese colpevole di aver travolto una giovane sposa in un incidente stradale, morte sopraggiunta per la vendetta del marito della donna. L’hate speech ed hate crimes. insieme al trolling – il disturbo costante con post, reply e informazioni volgari, maleducate, non richieste – sono tra i più frequenti e possono essere sanzionati duramente dai giudici come la diffamazione, cioè quando attribuiamo alle persone caratteristiche che ne ledono l’onore.

Trolling, Cyberbullismo e Stalking

Un altro modo di intimidire e infastidire gli altri è sostituirsi a loro, adottandone il nome, usandone la foto nel profilo, rubandone la password per cambiare i contenuti pubblicati online, dentro e fuori i social. Si tratta di comportamenti perseguibili per legge, che configurano la violazione dell’identità e dell’immagine fino al reato di  sostituzione di persona. E che spesso sono l’inizio di condotte più gravi come il trattamento illecito e il “furto” di dati personali.
Nei casi ripetuti si è spesso parlato di cyberbullismo, un fatto tipicamente giovanile. Non esiste ancora il reato di cyberbullismo, però esiste il bullismo, come esiste lo stalking, comportamenti odiosi che possono essere aggravati dall’uso di strumenti informatici secondo molta giurisprudenza.

Da noi cyberbullismo è un fenomeno vasto, per questo la Camera dei deputati è chiamata a breve a pronunciarsi sulla proposta di legge che finalmente prova a mettere ordine nella materia coinvolgendo genitori, scuola e istituzioni.

Safer Internet Day: Uniamoci per un’Internet più sicura

Ma la questione non è tuttavia solo quella di evitare di commettere reati, ma di avviare delle interazioni rispettose verso gli altri, relazioni che aiutino tutti a farci crescere. È questo il senso del Safer internet Day:  diventare consapevoli che Internet può essere un potente strumento di condivisione e solidarietà, un meraviglioso strumento per la crescita personale e collettiva.

#SID2017
#SaferInternetDay

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