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Come impedire che i robot hackerati si rivoltino contro di noi? La soluzione del MIT

I cyberattacchi prendono di mira anche robot con braccia a gambe che si muovono nello spazio, hanno una forza spaventosa e svolgono compiti collettivi, uno scenario da scongiurare

”Finora ci siamo concentrati sullo sviluppo di sistemi multirobotici sempre più autonomi, ma non abbiamo fatto abbastanza per risolvere questioni come la sicurezza informatica e la privacy”, a dirlo è Daniela Rus, docente di elettrotecnica e informatica al Mit. La professoressa Rus è autrice, coi suoi colleghi del Massachusetts Institute of Technology (Mit), di uno studio appena pubblicato sulle pagine della rivista Autonomous Robots che illustra un nuovo sistema di sicurezza per prevenire i cyber attacchi ed evitare che i robot possano compiere azioni dannose.

Attenzione alla sicurezza anche dei robot

Finora quello della sicurezza informatica è stato un argomento esoterico, per esperti e iniziati, e solo con l’hackeraggio delle email di Hillary Clinton il tema ha fatto breccia nell’opinione pubblica più ampia. Eppure ogni giorno si susseguono notizie di attacchi informatici che bloccano telefoni, reti di computer, invadono sistemi bancari e finanziari. Non solo. Con Wikileaks abbiamo appreso che anche le smart tv possono rivoltarsi contro di noi. E che dire delle auto senza pilota e dei droni per la consegna delle merci che possono essere ingannati da opportuni segnali sonori in grado di fargli fare ciò che non era previsto che facessero? Ma se il rischio hackeraggio riguardasse anche robot con braccia a gambe, che si muovono nello spazio, hanno una forza spaventosa e svolgono compiti collettivi comunicando tra di loro? La probabilità che questo accada è molto alta.

Contro i furti d’identità robotica, la soluzione del MIT

Per questo i ricercatori del Mit (Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory) stanno sviluppando un sistema di sicurezza per proteggere le reti di robot che – che al contrario delle intelligenze artificiali dell’IBM – non possono criptare le comunicazioni ed evitare “furti d’identità”.

Nello specifico si tratta di proteggere i robot da attacchi di tipo ‘spoofing’ per “rubare” l’identità ai robot che per lavorare in squadra devono “comunicare” tra di loro. Per evitare che questo accada il sistema in via di sperimentazione al MIT etichetta ogni interazione wireless con una ‘impronta digitale’ radio, in modo che se più informazioni arrivano dallo stesso trasmettitore, vengono  riconosciute come fraudolente ed ignorate in automatico. Il sistema di sicurezza, testato in laboratorio, usa una serie di trasmettitori wi-fi distribuiti e un elicottero autonomo.

 

L’allarme non è proprio nuovo, ecco le cause dei cyberattachi

L’azienda di sicurezza informatica IOActive di Seattle era giunta alle stesse conclusioni pochi giorni fa esaminando i robot domestici e industriali di diverse compagnie (SoftBank Robotics, Universal Robots, Rethink Robotics, Robotis) scoprendo importanti falle nella sicurezza, dovute all’assenza di protezioni crittografiche fino all’errata configurazione del software a difetti nell’autenticazione.

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