Autodifesa Digitale

Un vademecum per proteggere i figli dalle cyberminacce

Il 36% dei bambini nasconde ai genitori la propria attività su Internet, ma bullismo, pedofilia, furti di identità e ransomware sono in agguato. I consigli “per non cadere nella rete”

I genitori sono chiamati ad educare e proteggere i propri figli in ogni ambito della vita. Anche nell’ambito digitale, troppo spesso sottovalutato per scarsa conoscenza o colpevole disinteresse.

Alcuni studi specifici dimostrano che il 36% dei bambini nasconde ai genitori la propria attività su Internet e con l’aumento dell’età cresce l’entità di questo occultamento (indagine 2016 condotta da Kaspersky Lab con Kids&youth, su 540 famiglie italiane con figli di età compresa tra 8 e 16 anni). Eppure dallo stesso studio emerge che essere una guida per il bambino nel campo digitale, aumenta la loro fiducia e quindi il grado di confidenza ed apertura verso gli altri.

Essere genitori digitali

Dunque il ruolo dei genitori è cruciale: la protezione inizia dall’informazione continua e dall’uso corretto dei tanti dispositivi digitali che affollano le nostre vite e prosegue con la supervisione e l’adozione di misure tecniche specifiche che possano “perimetrare” tanto le azioni del minore quanto limitare quelle di eventuali malintenzionati.

Gli obbiettivi dei malintenzionati, e quindi i rischi che corre il minore sul web sono diversi, causano  danni economici o possono costituire una minaccia per la persona fisica: bullismo, adescamento e pedofilia sono quelli maggiormente preoccupanti, declinati rispettivamente nelle accezioni di Cyber-bulllismo, Grooming (adescamento on line) e Cyber-pedofilia. Anche il rischio di contagio dai ransomware che espone al ricatto estorsivo non va sottovalutato, mentre malware più classici potrebbero puntare al furto di identità degli account dei genitori, per altre frodi, come quelle finanziarie.

Attenzione alla privacy

Anche gli adolescenti, che pure sono minori, possono avere un approccio superficiale e inconsapevole della minaccia e potrebbero esporre in modo incontrollato e maldestro i propri dati personali, o intenzionalmente con foto e video spregiudicati per fini lucrativi (chiamato candy girl effect). Ma ci sono anche altri rischi. Uno è quello legato alla dissociazione dal mondo digitale per una cautela eccessiva, che condanna l’individuo a una situazione di digital divide, un altro invece quello della dipendenza dal mondo digitale (Internet Addiction Disorder), fino a forme estreme come nel caso di un’interazione con il mondo reale effettuata solo mediante il mezzo digitale per timidezza e introversione.

I consigli contro le cyberminacce

E tuttavia non si deve demonizzare il mondo digitale, quanto piuttosto usarlo in modo appropriato fruendo di strumenti, applicazioni, app, giochi e servizi in modo sicuro.

Vediamo cosa fare concretamente:

1. Per tutti i rischi cyber la prima contromisura è l’informazione, la conoscenza e la creazione della consapevolezza mediante il ruolo del genitore. Un ottimo punto di partenza è costituito dalle raccomandazioni fornite dalla Polizia Postale che forniscono consigli per spiegare ai minori le caratteristiche per proteggere la propria identità e per la propria persona e descrivono i cosiddetti “campanelli di allarme” da osservare sul proprio figlio per capire quando esista  un disagio scaturito da una delle sopraccitate situazioni di rischio.

2. Ancora dalle raccomandazioni della Polizia Postale si possono identificare quali controlli effettuare sul device in uso da parte del minore e suggeriscono la supervisione del genitore, o l’istituzione di regole di utililzzo, senza mai “abbandonare il minore” al mezzo digitale.

3. Infine si possono adottare dei mezzi tecnologici che completano l’azione di protezione:

  • Attivazione della funzionalità del parental control: è solitamente presente su ogni dispositivo (nelle preferenze del sistema) e deve essere configurata in modo appropriato.
  • Attivazione dei filtri di navigazione (filtering). Si tratta di software anche gratuiti, utilizzati per limitare la navigazione sul web, consentendo solo l’accesso ai siti con contenuti adeguati. Si implementa in questo modo il concetto della “biblioteca di casa” suggerita dall’associazione Centro ELIS, che ne spiega l’implementazione (sito ilfiltro.it) e ne consiglia alcuni.
  • Filtering automatizzato. Se i dispositivi accedono mediante una rete privata casalinga, potrebbe essere utile implementare Routerhino, un prodotto dalla start-up italiana CFBOX.
    È un router wi-fi che sposta il filtro del parental control dai dispositivi all’intera rete domestica. La protezione su internet viene implementata grazie al filtering automatizzato di social network, chat, motori di ricerca, video e contenuti inadatti ai minori per tutti i dispositivi connessi alla rete di casa. La configurazione è semplice e non richiede capacità tecniche. Dal menù del router si scelgono le categorie tematiche e le fonti negate. Il Router periodicamente aggiorna la classificazione dei siti rispetto alle categorie permesse e rende effettiva la protezione. Naturalmente se i dispositivi in uso ai minori sono dotati anche di connessione propria mediante provider extra-casalingo (che permette di bypassare il router di casa) allora è necessaria anche la configurazione del parental control sul singolo device.

4. Tutte le misure di limitazione delle pagine web, chat. Sociale e forum sono efficaci per i bambini, mentre dalla fase adolescenziale si consiglia un approfondimento informativo, condiviso con il minore, partendo dal sito del Safer internet Center  dedicato alle generazioni connesse.

5. In ogni momento si può contare sullo sportello on line della polizia postale, per informazioni, denunce o anche solo per una domanda.

ALESSIA VALENTINI

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