Alessia Valentini

Alessia Valentini

Giu 7, 2017, 11:40am

Alessia Valentini

Alessia Valentini

Giu 7, 2017, 11:40am

Sicurezza informatica, soluzioni tecniche, nuovi tool. HackInBo | Intervista

Quando un tema diventa mainstream, la proliferazione di workshop e seminari su quell’argomento aumenta esponenzialmente, ma a volte con impari qualità tecnica di contenuti. Esistono delle eccezioni in favore di un reale scambio delle conoscenze e di un vero infosharing. Ne parliamo con Mario Domenico Anglani

Quando è necessario approfondire argomenti tecnologici per auto-formazione o per esigenze di lavoro, solitamente si ricorre alla partecipazione a eventi di settore che dovrebbero fornire un quadro di aggiornamento omnicomprensivo degli aspetti maggiormente interessanti. Troppo spesso invece, le logiche di mercato prevalgono sui contenuti e si assiste a uno show di marketing più o meno spinto secondo il famoso detto “la pubblicità è l’anima del commercio”. Molti si lamentano, pochi sopperiscono alle lacune e poi esiste chi trova una soluzione in prima persona. Parliamo di Mario Domenico Anglani che, appassionato di sicurezza, ha ideato e organizzato HackInBo: sicurezza all’ombra delle torri, manifestazione con un format nuovo e funzionale a chi come lui vuole concretamente capire, condividere e accrescere le proprie conoscenze in tema di cybersecurity. Lo abbiamo intervistato per raccontare il segreto di un successo basato sull’impegno concreto della community di sicurezza italiana e su una partecipazione di pubblico costantemente crescente.

HackInBo

credits https://www.hackinbo.it/

 Come è nata l’idea di HackInBo?
«L’idea è nata a luglio del 2013. Dopo circa 10 anni in giro per l’Italia a sentire conferenze, ero stufo, di trovare sempre le stesse cose: banchetti degli sponsor in ogni angolo e relatori collegati agli sponsor con pubblicità a non finire nelle slide. Quindi mi son detto di provare a creare qualcosa di diverso sperando che funzionasse. Attualmente HackInBo che si svolge nel territorio bolognese, può contare sull’aiuto di uno staff di circa 25 persone, tutti amici, anche se il 100% delle decisioni riguardanti l’evento sono ancora mie».

 Da quanto anni si tiene e come si è evoluto in questi anni?
«La prima edizione ha avuto luogo il 20 settembre 2013, e da allora HackInBo si svolge due volte l’anno, a maggio e a ottobre. In particolare nelle edizioni di maggio è previsto anche un lab in un ambiente rilassato e informale ma impegnativo, durante il quale alcuni relatori “addestrano” i partecipanti, scelti attraverso un contest online e a numero chiuso. Le edizioni di ottobre invece hanno sempre un tema portante: Web Application & Mobile Security (2016), Network security (2015), Mobile Security (2014), Sicurezza in azienda (2013)».

 In cosa consiste il format che propone e che caratteristiche ha rispetto ad altri ?
«HackInBo non ospita relatori e stand collegati agli sponsor e in nessuno speech e slide è consentita la pubblicità. Gli interventi riguardano esclusivamente contenuti di alto livello sui temi della sicurezza informatica: use case reali, problematiche operative, soluzioni tecniche, nuovi tool, insomma esperienze e approcci consolidati o di nuova concezione ma finalizzati all’efficacia di chi deve lavorare nel day by day. Giacca e cravatta sono bandite per favorire un’atmosfera rilassata fra i partecipanti che sono anche coinvolti mediante sorprese durante i lavori».

 Peculiarità dell’edizione di maggio 2017?
«Nell’edizione appena conclusa le grandi novità sono state tre: La Call For Paper (CFP) per poter scegliere una parte dei relatori, mentre gli altri sono invitati direttamente da me, (gli inviti diretti riguardano alcuni dei maggiori esperti nazionali n.d.r.) e nella quale sono aiutato da alcuni esponenti del settore; il Catpture The Flag (CTF) di accesso al LAB e la #NanoEdition: uno spazio gestito da una professionista per far giocare i bambini dai 5 ai 12 anni, figli dei partecipanti in modo che i genitori si possano godere la conferenza.

 Cosa ti soddisfa di questa esperienza ?
«La risposta e l’affetto dei partecipanti è la maggior soddisfazione, ma comunque ricevo sempre i complimenti per il livello qualitativo pur “non essendo del mestiere” (ricordiamo che Mario lavora in un diverso campo tecnologico ma è un appassionato di sicurezza informatica n.d.r.)».

Come è cambiata negli anni la partecipazione all’evento, sia per gli speaker sia per il pubblico?
«I relatori sono sempre stati di alto livello e continueremo su questa impostazione. Abbiamo avuto anche relatori internazionali venuti appositamente. Il pubblico è sempre stato eterogeneo sia come fascia d’età sia come tipologia di occupazione lavorativa, anche se ho notato che nelle ultime edizioni è aumentata la quantità di personaggi “noti” nell’ambiente underground italiano. Infine sottolineerei come si verifichi puntualmente che almeno 5 o 6 relatori di passate edizioni ritornino per sentire e a salutare il resto della community, come in una famiglia di amici.

Per il prox anno che taglio tematico o che novità saranno introdotte?
«Manterrò questo format cercando di aggiungere sempre qualcosina in favore della crescita. Facciamo piccoli passi per un grande avvenire! A tal proposito vorrei anche ricordare che durante tutto l’evento favoriamo donazioni alla Onlus non basta un sorriso  che si occupa della salvaguardia e della tutela dell’infanzia».

Cosa dicono di HackInBo?
«Yvette agostini, ingegnere e project manager in whistleblowingsolutions ha creduto nel format fin dalla prima edizione perché prediligendo l’informalità si favorisce lo scambio di conoscenza. Anche lei sottolinea la qualità dei talk e la trattazione ampliata ai diversi aspetti della sicurezza. La passione poi è così contagiosa che anche Yvette partecipa ad ogni edizione come moderatrice. Chi è interessato a sostenere questa iniziativa può partecipare in vari modi: sponsor, speaker (proponendosi nella prossima CFP), partecipante del LAB (ricordiamo la selezione via CTF) o semplice pubblico. I biglietti esauriscono sempre in poche ore e quindi dovrete agire preventivamente che d’altronde è la prima vera lezione di sicurezza da imparare.».