Cybersecurity

Internet e censura di Stato, perché Pechino ha messo nel mirino le VPN

Il Governo avrebbe deciso: stop ai servizi Virtual Private Network all’interno dei confini nazionali. Fino a oggi erano l’unico strumento per i cittadini per navigare in Rete senza filtri

La Grande Muraglia Digitale cinese si farà un po’ più alta: secondo quanto riferisce Bloomberg, il Governo di Pechino avrebbe comunicato agli operatori telefonici a partecipazione statale la decisione di bloccare a partire dal 1 febbraio 2018 i servizi VPN sulle rispettive reti. Le VPN (Virtual Private Network) sono state fino a oggi l’unico strumento in mano ai cittadini cinesi per navigare liberamente in Rete aggirando la censura di Stato: la decisione di bloccarne l’impiego significherebbe un controllo sempre più pervasivo sul tipo di utilizzo che è possibile fare di Internet all’interno dei confini nazionali. Una scelta che pone dubbi sia in tema sicurezza che per quanto attiene la libertà d’espressione.

Meno Internet per tutti

Hong Kong a parte, che gode di uno status tutto particolare in virtù della sua natura di ex-colonia, in tutta la Cina ci sono moltissimi servizi e social network di fatto inaccessibili sulle normali reti degli operatori telefonici: provare ad accedere a Facebook, tanto per fare un esempio, è praticamente impossibile.

L’unico metodo per aggirare queste limitazioni è dotarsi di una VPN: sono moltissimi i servizi di questo tipo a disposizione, e per pochi euro o dollari al mese si ottiene una sorta di salvacondotto verso la Rete libera

Si installa un’app sullo smartphone e sul PC e si può navigare liberamente, ovunque, su Internet.

La scelta di limitare l’uso di Internet all’interno dei suoi confini è frutto dell’approccio cinese al controllo delle proprie questioni interne: non è possibile ad esempio ottenere informazioni su quanto accaduto nel 1989 in piazza Tienanmen, quando il movimento studentesco inscenò una clamorosa protesta nei confronti del Governo, ma ci sono anche illustri testate statunitensi come New York Times e Wall Street Journal che risultano inaccessibili. L’unico modo per i cinesi, così come per tutti i cittadini stranieri che transitano o vivono in Cina, di garantirsi l’accesso a tutta Internet è installare una VPN.

La stretta del Governo

Da qualche tempo il premier Xi Jinping ha iniziato a usare il termine “cyber-sovranità” riferendosi all’intenzione da parte del Governo di regolare pesantemente l’uso di Internet allo scopo di evitare qualsiasi tipo di influenza estera sul tipo di informazione che giunge ai propri cittadini. È stata già varata una legge sulla cybersicurezza che impone nuove serie limitazioni al tipo di dati che possono entrare o uscire dai confini nazionali: in pratica, qualunque azienda che intenda operare sul suolo cinese dovrà di fatto dotarsi di datacenter locali per poter erogare i propri servizi.

La nuova regola voluta dal Governo entrerà in vigore a partire dal 1 febbraio 2018. Riguarda, come detto, gli operatori telefonici a partecipazione statale: considerato che i tre principali provider, ovvero China Mobile, China Unicom e China Telecom ricadono tutti in questa categoria, a essere interessati saranno non meno di 1,3 miliardi di utenze.

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