Luca Annunziata

Luca Annunziata

Lug 27, 2017

Facebook investe 500.000 dollari per rendere la politica a prova di hacker

Il social network donerà una somma notevole a un'iniziativa partita all'università di Harvard. Un team che contrasterà hacking elettorale, le fake news e tutto quanto può influenzare le consultazioni democratiche

Defending Digital Democracy, difendere la democrazia digitale: le ultime elezioni presidenziali negli USA sono state toccate da presunte influenze estere, con addirittura il sospetto che qualche paese straniero possa aver giocato un ruolo tecnico nel determinare il risultato elettorale. Per questo in seno all’Università di Harward è nato questo nuovo team, che sarà guidato da Eric Rosenbach (già vice-segretario alla Difesa) e che comprende membri del comitato elettorale democratico e repubblicano: uno sforzo bi-partisan per garantire che in futuro non si possano più avere dubbi sul risultato delle votazioni. A finanziarlo sarà (per ora) Facebook.

L’obiettivo di Facebook

L’annuncio di questa iniziativa l’ha dato proprio il Chief Security Officer di Facebook, Alex Stamos, durante il keynote inaugurale della celebre conferenza Black Hat che si svolge in questi giorni a Las Vegas: Stamos ha spiegato che la sua azienda doterà Defending Digital Democracy di un cospicuo budget di mezzo milione di dollari, con l’obiettivo di costituire il nucleo di un più vasto network di addetti ai lavori capaci di contribuire a vario titolo e a diversi livelli alla sicurezza delle consultazioni elettorali.

Stamos ha chiarito che Facebook non sarà l’unico sponsor, ma il social network ha voluto farsi capofila e sostenitore di questa novità anche per convincere altri grandi nomi della Silicon Valley a partecipare. Quello che Stamos auspica è che questo movimento si trasformi anche in una centrale di competenze che vengono messe al servizio dei comitati elettorali: si tratta di organizzazioni che nascono rapidamente per supportare la candidatura di un politico, e che non sempre hanno il tempo, i mezzi e l’opportunità di dotarsi di un team dedicato alla sicurezza. Con l’ausilio degli esperti sarà possibile offrire il supporto tecnico necessario a mettere al sicuro i dati sensibili che passano spesso attraverso questi comitati (basti pensare alle generalità di chi sostiene finanziarmente la campagna).

Vincere la diffidenza

Fornire tecnologia e competenza, da solo, non basterà. Lo stesso Stamos ha chiarito che servirà anche la collaborazione dei comitati elettorali, che anche nell’ultimo anno si sono mostrati spesso reticenti nell’accogliere le indicazioni che arrivavano da istituzioni terze e imparziali come l’Homeland Security.

Occorre prendere atto che, così come la propaganda legittima e la comunicazione con gli elettori passa da Internet, allo stesso modo anche le operazioni di sabotaggio e propaganda distorta sfruttano gli stessi mezzi: Defending Digital Democracy punta anche a essere un luogo di incontro e discussione su questi temi, dove prendere consapevolezza della natura del problema e dove acquisire competenze per gestire al meglio lo strumento tecnico. Interessante la chiosa finale del CSO di Facebook, con un rimando al dibattito sulle backdoor di stato: “Non riusciremo a essere efficaci se non dimostreremo unità di intenti. E la nostra posizione su una cifratura forte è una componente critica nella costruzione di un futuro sicuro e affidabile”.