Giancarlo Donadio

Giancarlo Donadio

Gen 27, 2018

Bitcoin perde il dark web. Monero, la criptomoneta più usata per le transazioni illegali

Secondo il report di Chainanalyis solo l'1% di bitcoin viene transato sui mercati neri del web, rispetto al 30% del 2012.

Bitcoin perde il primato di moneta più usata sul dark web. Secondo un report di Chainanalysis, società legale specializzata in criptomonete, i criminali sulla Rete preferirebbero ormai altre forme di criptovaluta, a quella ideata da Satoshi Nakamoto.

Monero, Dash e Zcash sembrerebbero essere le nuove monete digitali preferite da chi effettua transazioni illegali o frodi online. I motivi? Sono più veloci, meno volatili e hanno costi di transazione più bassi, secondo Chainalysis.

Bitcoin perde il dark web

Secondo il report la proporzione di bitcoin usati in transazioni sul dark web è scesa drasticamente. Mentre nel 2012 erano circa 75 milioni di dollari in bitcoin quelli che gli utenti spendevano sui mercati neri della Rete, all’epoca il più celebre era Silk Road, poi chiuso, oggi quella cifra si è ridotta, se non annullata.

Chainanalysis utilizza delle percentuali per spiegarlo, dal 30% di tutte le transazioni in bitcoin del 2012 fino a quasi l’1% dello scorso anno

L’azienda legale prova a fornire alcune spiegazioni per questo fenomeno: da una parte la diminuzione drastica sarebbe dovuta alla chiusura di alcuni dei mercati illegali più imponenti della Rete (il già citato Silk Road, ma anche Alpha Bay, Hansa Market e RAMP). Poi tra i motivi ci sarebbero anche la crescita dei bitcoin come asset finanziario, e l’uso crescente di altre criptovalute sul dark web.

Monero, Dash e Zcash

Il report spiega come Monero, Dash e Zcash starebbero diventando le monete digitali preferite dai criminali della Rete. AlphaBay, prima della chiusura, e anche Tockcka e Aero, hanno aperto all’uso di Monero, mentre alcuni mercati neri, come quello di Libertas accettano solo Monero.

Queste monete digitali sono diventate più attraenti per i criminali online perché sono più veloci, hanno procedure più complesse per risalire all’identità della persona protagonista delle transazione e soprattutto più economiche.

Chainanlyis spiega che il costo medio della fee su ogni transazione è passato da un dollaro del 2012, fino ai 60 dello scorso anno. L’azienda legale usa per le sue analisi anche dati di forum, come Reddit, dove gli utilizzatori dei “darkweb market” si dicono frustrati da fee così alte e per questo hanno deciso di migrare verso altre altcoin.

Nel report Chainalysis riporta le dichiarazioni di Rob Wainwright, direttore esecutivo di Europol, il quale conferma questo cambiamento: «Vedremo nel 2018 sempre più criminali preferire altre criptomonete ai bitcoin, perché sono più complessi da rintracciare per le forze dell’ordine».

Non li usano ma li rubano

I criminali online hanno rinunciato a usare i bitcoin per le transazioni ordinarie, ma di certo non hanno perso interesse nella criptomoneta. Sempre il report dimostra come i furti di bitcoin siano cresciuti in modo esponenziale. Dai 3 milioni di dollari del 2013 fino ai 95 milioni del 2016.  Se consideriamo anche l’anno scorso, la cifra è di 172 milioni.

Solo con il ransomware, un tipo di malware che infetta un dispositivo, lo limita per poi richiedere un riscatto per sbloccarlo, i criminali hanno messo in tasca bitcoin per un valore complessivo di 31 milioni di dollari.