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Feb 27, 2018

Interferenze russe ed elezioni. Quali rischi? Il parere di due esperti di cybersecurity

Approfondimento con il Professor Sergio Germani e la dottoressa Francesca Spidalieri per capire motivazioni, mezzi e difese da influenze russe nel contesto italiano che sia approssima al voto elettorale

Il recente allarme lanciato da Bloomberg sugli account fake su twitter rilancia il problema delle influenze esterne verso correnti populiste per influenzare il voto delle prossime elezioni. Le dichiarazioni di Dan Coats capo dei servizi di intelligence insieme alle passate evidenze dei servizi olandesi ed inglesi hanno invece chiarito come proprio i russi avessero e hanno interesse ad interferire con le elezioni dei diversi paesi democratici e questo tanto oltre oceano quanto in Europa. A conferma ulteriore anche l’intelligence italiana nell’ultima relazione annuale 2017 . Fra i trend evolutivi della minaccia esprime infatti, la preoccupazione per la minaccia ibrida che consiste in disinformazione (distorsione di notizie, informazioni denigratorie, notizie false) finalizzata a condizionare l’opinione pubblica soprattutto in prossimità di passaggi cruciali per i sistemi democratici come accade in occasione della chiamata alle urne.  Per un chiarimento e approfondimento su questi temi abbiamo interpellato due esperti, il Professor Sergio Germani, direttore dell’Istituto Gino Germani che si occupa di Scienze Sociali e Studi Strategici e la dottoressa Francesca Spidalieri esperto di Cybersecurity, Sr. Fellow for Cyber Leadership at Pell Center e Co-Principal Investigator for the Cyber Readiness Index 2.0 del Potomac Institute. Ad entrambi abbiamo chiesto le motivazioni che spingono la Russia, i mezzi che può adottrare e soprattutto cosa fare per difendersi.

 

Geopoliticamente che motivazione avrebbe la Russia in una interferenza con le elezioni del 4 Marzo in Italia?

 

Sergio Germani: A breve e medio termine come ci hanno mostrato gli altri paesi europei i russi vorrebbero governi collaborativi con loro e sensibili ai loro interessi e alle loro esigenze. Inoltre, temono la Nato e l’Unione Europea perché costituiscono un blocco che minaccia la loro grande potenza e quindi cercano di indebolirle. Il modo per farlo è fomentare l’instabilità politica e a lungo termine anche destabilizzare i regimi democratici.

 

Poiché a noi occidentali può sembrare difficile da capire, va spiegato che il regime russo fino a 10 anni fa poteva legittimarsi perché assicurava crescita economica e sostentamento e miglioramento delle condizioni di vita, tuttavia da qualche anno tutto questo non è più possibile e quindi viene meno questo tipo di legittimazione. Ne consegue che cerchino altri mezzi e metodi per avere un riconoscimento soprattutto al loro interno. In particolare, è loro interesse ricostituire il concetto e l’immagine della la Russia se non come “unione sovietica”, almeno come una grande potenza mondiale con una sua sfera di influenza.

 

Vogliono impedire che paesi dell’ex blocco sovietico vadano verso l’occidente, quindi usano strumenti di hybrid warfare, di destabilizzazione e gli attacchi cyber o le pressioni energetiche, per impedire che tali paesi si muovano ideologicamente e concretamente verso l’occidente. Anche verso l’Italia i tentativi di influenza dell’opinione pubblica, hanno un singolo motivo di fondo: l’insicurezza della loro stabilità interna. Qualcuno li ha anche definiti “una cleptocrazia”, ovvero una elite che si arricchisce in modo sistematico a spese della popolazione. In sostanza sono più aggressivi all’estero perché se in Europa la democrazia è stabile, allora diventa un modello alternativo a cui ispirarsi, un polo di attrazione, un sogno o un obiettivo per i paesi ex sovietici o almeno loro lo percepiscono così.

 

Francesca Spidalieri: La Russia persegue le stesse ragioni che l’hanno spinta ad interferire nel 2016 negli Stati Uniti, nel referendum Brexit e nelle elezioni francesi e tedesche e lo fa con una campagna organizzata, ben finanziata, non con mezzi occasionali o sporadici. Ovvero opera mediante finanziamento di gruppi estremiste per la divulgazione di fake news. Le ragioni principali riguardano la sua esigenza di mettere in cattiva luce l’occidente, la democrazia, i valori occidentali, la stessa credibilità per diminuire l’appeal degli Stati Uniti, indebolire Nato e la fiducia nel funzionamento dei principi democratici perché sono tutti elementi contrari ai principi russi che osteggiano la liberalità.

 

Facendo delle semplici ricerche da Google vengono forniti come primi risultati articoli e documenti che fomentano e alimentano teorie cospirazioniste. La Russia non si espone parlando di “dittatura” ma usa un termine “sovranità” e parlando del proprio territorio rivendica la protezione delle informazioni applicandolo anche al Cyberspazio ma non considerando solo dati e reti ma riferendosi proprio al contenuto delle informazioni.

 

In sostanza viene visto tutto come una sfida al loro potere

 

Ed in particolare sia Russia che Cina non vogliono ricevere norme o aderire a trattati di diritto internazionale ma preferiscono modellarle sulla propria cultura e impostazione. Considerano questa contrapposizione con l’occidente come un aspetto della sovranità dello Stato e ne vogliono mantenere il controllo. Un altro aspetto che a volte sfugge, è che la Russia ha sempre usato il Cyberspazio per fare bella figura in casa, e quindi il suo obiettivo è mantenere questa predominanza. Per chi studia queste dinamiche (politologi, esperti di geopolitica n.d.r.) non c’è nulla di nuovo, la propaganda di destabilizzazione, l’uso dell’informazione come arma per proteggere la propria sfera di informazioni, come avviene in Cina.

Tuttavia viene usata anche per sfruttare le vulnerabilità sociali, politiche ed economiche dei paesi che vogliono influenzare, usando argomenti molto polarizzanti immigrazione, crisi economica, sfruttando lo scontento e le questioni emotive.

 

Come potrebbero procedere per influenzare l’opinione pubblica? Ovvero che azioni ed argomenti potrebbero sfruttare e in quale direzione politica?

 

Sergio Germani: La Russia storicamente ha una grande tradizione di “misure attive” (così chiamano tecnicamente le attività di disinformazione n.d.r.) sfruttando le debolezze dell’occidente. Da qualche tempo questi mezzi sono stati riesumati dal Cremlino ed utilizzati come “armi effettive” per indebolire l’occidente. Ora noi guardiamo alle elezioni, ma le azioni russe sono in corso da diversi anni. In particolare hanno già agito, fomentando e alimentando “il sovranismo” ovvero tutto quell’ideologia secondo la quale l’Italia è stata usurpata della sua sovranità dall’Europa ed è stato fatto con attività sul web con finanziamenti occulti a gruppi anche non partiti politici ma movimenti culturali e centri studi che hanno sostenuto questo pensiero, insieme alla convinzione che l’establishment europeo sia corrotto e incapace di fermare il terrorismo e l’immigrazione.

 

Questi concetti sono stati gonfiati e ampliati appositamente con mezzi di propaganda. Parliamo di attività che sono in corso da circa una decina di anni ed intensificate dopo la crisi ucraina e dopo le sanzioni, con appoggi a partiti come la lega nord, il movimento 5 stelle o di estrema destra. L’idea è quella di fomentare partiti populisti che siano anti-sistema.

In realtà non hanno inventato nulla, ma hanno capito che questi erano temi chiave e su cui fare leva

Un ulteriore segnale che traspare è l’associazione con Putin come uomo che può affrontare questi problemi, a differenza dell’establishment che non è in grado di farlo. In effetti in Italia si assiste ad una ammirazione per Putin diffusa soprattutto nei gruppi che sono stati influenzati. Il monitoraggio dei servizi italiani osserva questo ribollire diffuso e non esclude tentativi di influenzare le elezioni diffondendo certe info e notizie false per favorire una rivolta antisistema, oppure divulgando informazioni di tipo denigratorio per generare destabilizzazione o inquietudine nella popolazione, per mostrare invece alla popolazione russa che il regime è severo, ma meno incerto e caotico rispetto alle democrazie occidentali.

 

Francesca Spidalieri: essendo ben finanziati, organizzati e coordinati possono condurre operazioni specifiche, ma si avvalgono anche di organizzazioni esterne che sono innumerevoli. Usano crepe già esistenti, problemi sociali e politici, storie non vere, distorte o sensazionalistiche per enfatizzare o esagerare, specializzano la lingua da usare, o ne usano più di una, adottano temi divisivi per polarizzare l’opinione pubblica, e divulgano su più fronti per rendere queste notizie virali, e trending, ma gli ultimi studi condotti dall’intelligence Americana in collaborazione con l’intelligence inglese e Olandese ha verificato  come siano sempre gli stessi account che una volta sono pro-brexit, poi pro-Le Pen, oggi pro-movimento 5 stelle basta che siano antiestablishment. In una epoca di bombardamento di notizie, chiunque crei una notizia che tutti pensano e percepiscono come una vera informazione, sta applicando la vecchia “disinformazia” ma trasformata con nuovi strumenti.

 

 

Come difendersi da manipolazioni di opinione?

 

Sergio Germani: Bisogna agire come hanno fatto i tedeschi ed i francesi: sensibilizzare l’opinione pubblica in modo sistematico. Tuttavia, in Italia c’è riluttanza nell’identificare la Russia come elemento di destabilizzazione. I diversi leader non vogliono dire nulla per non irritare la Russia e per mantenere un ruolo di buon amico senza identificarla come artefice di queste operazioni. Si parla di fake news ma in modo generico.

Molto importante sarebbe anche lo smascheramento di operazioni di disinformazione, come è stato fatto in Francia oppure un chiaro e trasparente messaggio di non ingerenza, come è stato fatto dai tedeschi, con un messaggio di apertura al dialogo, ma precisando che non si dovrebbero azzardare a questo tipo di operazioni. Forse è stato mandato per i canali opportuni, certo sarebbe desiderabile.

 

Francesca Spidalieri: Grazie per questa domanda, solitamente ci si concentra sul problema e non sulla soluzione. Non si deve parlare di minaccia Cyber come se fosse un’unica categoria, tra l’altro in questo caso non si parla di un attacco cyber ad una infrastruttura critica.

È necessario supportare il giornalismo libero e indipendente e basato sui fatti

In America c’è un grande ritorno, anche pagando, al giornalismo ufficiale anche nei canali digitali e online e  si adottano strumenti di fact checking (controllo delle notizie e dei fatti riportati n.d.r.), l’Europa manca nei fondi finanziari e c’è una sfiducia di fondo nel giornalismo, ma sarebbe necessario saper dirimere fra le diverse testate, bisognerebbe prendere decisioni informate, sensibilizzando al pericolo delle fake news e delle notizie sensazionalistiche.

 

Da parte del governo sarebbe importante lavorare con le big tech che gestiscono i social media invece di ignorarli, per lavorare insieme al monitoraggio e alla interpretazione corretta di ciò che può costituire propaganda agendo su larga scala, evidenziando i post o gli interventi sponsorizzati e prediligendo la massima trasparenza. Se tutti i paesi Europei lo facessero insieme, come blocco europeo, sarebbe un mezzo potentissimo: la collaborazione contro la strategia di disinformazione. L’ultima soluzione sarebbe smascherare pubblicamente questi atti come hanno fatto i servizi americani congiuntamente a quelli inglesi e olandesi. Probabilmente i responsabili non saranno mai arrestati, ma vengono smascherati pubblicamente. Se consideriamo tutto questo come un confronto delle culture, tra Europa, Cina e Russia, ci accorgiamo che la tecnologia è sempre e solo un mezzo, piuttosto che il fine e quindi non può esistere una soluzione solo basata sulla tecnologia.

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