Privacy, parte il GDPR e decine di giornali vanno offline

Irraggiungibili New York Daily News, Chicago Tribune, Los Angeles Times, Orlando Sentinel e Baltimore Sun. La decisione per non incorrere nelle pesanti sanzioni del Garante

Il regolamento comunitario sul trattamento dei dati personali entrato in vigore oggi ha già lasciato sul terreno le prime vittime. Il gruppo editoriale Tronc, per non incorrere nelle sanzioni, ha deciso di chiudere l’accesso ai lettori del Vecchio Continente. Sono così finite offline, almeno in Europa, testate del calibro di: New York Daily News, Chicago Tribune, Los Angeles Times, Orlando SentinelBaltimore Sun.

Tentando di accedere a uno di questi siti ci si imbatte in una schermata che riporta il laconico avviso: “Ci stiamo impegnando sulla questione e siamo intenzionati a trovare opzioni che supportino la gamma completa delle nostre offerte digitali nel mercato dell’Ue”. Del resto, in caso di violazione del Gdpr, sono previste sanzioni fino a 20 milioni di euro o addirittura il 4% del fatturato globale.

Questo non vuol dire che l’Unione europea sia in realtà conforme con le sue stesse regole. In Italia, per esempio, proprio in queste ore 4 milioni di aziende stanno facendo i conti (in tutti i sensi: Confesercenti stima una spesa da 2 miliardi di euro) con il nuovo corpus normativo, ma soprattutto si attende ancora il varo del decreto attuativo da parte del Consiglio dei Ministri nostrano, una volta ottenuta la delega dal Parlamento (il termine ultimo per la richiesta scadrà il 22 agosto prossimo).

E non si riuscirà certo a chiudere la questione a stretto giro. Serve infatti l’approvazione da parte del Parlamento: le commissioni speciali di Montecitorio e Palazzo Madama, dopo un primo esame, hanno rimandato la discussione alla prossima settimana. Per questo, il Garante della Privacy, Antonello Soro, ha rivolto alle Camere un appello paragonabile al fischio dell’arbitro che chiude la partita: “Il mio auspicio – ha dichiarato l’autorità di garanzia – è che si definisca prestissimo, in realtà io confidavo che si potesse arrivare alla data del 25 maggio con il nuovo decreto legislativo approvato perché il tempo di lavorazione da parte dei vari ministeri è stato molto lungo, la commissione lo sta esaminando. Capisco le esigenze di approfondimenti, ma rivolgo un appello al Parlamento con molto rispetto e sommessamente: che si faccia presto”. Tuttavia, il passaggio parlamentare è solo il primo passo.

Il testo finale per adeguarci al Gdpr doveva essere varato dal Consiglio dei Ministri entro il 25 maggio ma, secondo le ultime notizie che arrivano da Roma, difficilmente la lista del ministri che comporranno il prossimo esecutivo sarà consegnata al Colle prima di domenica 27. E poi bisognerà procedere con il giuramento e la fiducia alle Camere. Dato che solitamente il CdM si riunisce il martedì e/o il giovedì, anche procedendo con la massima urgenza appare ormai scontato un ritardo di almeno un mese rispetto ai termini fissati da Bruxelles.

Questo vuole forse dire che senza il decreto delegato di adeguamento in Italia il nuovo Regolamento comunitario non è ancora in vigor? Assolutamente no: dal 25 maggio 2018, il Gdpr si considera integralmente attuato. In virtù del principio del primato delle leggi comunitarie su quelle nazionali, ci sarà la disapplicazione ex lege del Codice privacy italiano, almeno nelle parti confliggenti con le nuove disposizioni. Chi dunque non si è ancora adeguato farà bene a procedere come il gruppo statunitense Tonc, spegnendo temporaneamente il proprio sito per non incorrere nelle sanzioni.

 

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