Il nesso (oscuro) tra tecnologia e politica
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Ultimo aggiornamento il 22 maggio 2019 alle 14:22

Il nesso (oscuro) tra tecnologia e politica

Machine learning, privacy, intelligenza artificiale. Pubblichiamo una riflessione a firma di Raffaele Zenti, Co-fondatore di VirtualB SpA, società Fintech che si occupa di Data Science nel mondo finanziario-assicurativo

C’è un nesso oscuro tra tecnologia e politica.
E forse non è chiaro a tutti.
Sul web diffondiamo un bel po’ d’informazioni. Testi (post sui social, email, ecc), foto, video. E cookies, tracce dei nostri movimenti nell’universo digitale.
Poi ci sono le immagini catturate dalle telecamere di sorveglianza: piazzate più o meno ovunque, ci osservano in silenzio.

Voi direte: sì, ma non ci conoscono.
Uhm.

Peccato per tutti quei selfie. Da quando esistono i social abbiamo disseminato il web di foto e video personali. Usare quelle immagini per mettere in piedi un sistema di controllo di massa utilizzando algoritmi di Machine Learning (volgarmente detti “Intelligenza Artificiale” – roba un filo diversa, a esser giusti) è un attimo. Lavoro usando il Machine Learning, e forse chi mi conosce bene potrebbe credermi sulla parola, ma invece v’invito caldamente a farvi un giro su Amazon Rekognition oppure su Azure Ai , o Prodotti IA per il cloud

 

Peccato per tutti quei selfie. Da quando esistono i social abbiamo disseminato il web di foto e video personali.

Cioè: con una carta di credito, un piccolo budget e capacità di smanettamento per nulla eccezionali, chiunque può accedere ad algoritmi di Machine Learning che controllano cose e persone. Immaginate dunque le potenzialità di un governo.

Solo algoritmi?

Sarete forse tentati di pensare che siano solo stupidi algoritmi: cosa volete ne sappiano DAVVERO di voi? Be’, in effetti parecchio. Sappiate (v. grafico – è uno dei miei esempi preferiti) che con 300 likes su Facebook un algoritmo di Machine Learning sa più cose di voi di quante non ne sappia il vostro partner. E gliene bastano 150 per conoscere la vostra reale personalità meglio del resto della famiglia (per non parlare di amici e colleghi).

Se siete curiosi – e dovreste esserlo, anzi, dovreste essere inquieti – leggete quest’articolo. Insomma combinando tecnologia e informazioni disseminate nell’etere, si può sapere chi siete, dove siete, cosa fate, che idee e gusti avete, chi frequentate. Più o meno tutto.

 

Finché si resta in un mondo governato secondo principi liberali e democratici, nessun grave problema.
Ora però immaginate la deriva antidemocratica di un Paese, di un’area geopolitica. Basterebbe cambiare le leggi su dati e privacy per rendere ardua qualsiasi strategia d’opposizione e dissenso: una volta classificati come “non allineati”, tenervi sotto totale controllo sarebbe semplice. In un mondo di mini-droni, geolocalizzazione, videocamere diffuse, biometria vocale, e machine learning, se il grado di democrazia scende sotto una certa soglia, con buona probabilità si finisce in quello che nello studio dei sistemi aleatori – e certo un Paese lo è – si chiama “stato assorbente”: una situazione dalla quale non si esce più. Perché assorbe altri possibili futuri.

 

Quanto è verosimile arrivare ad una tale deriva distopica e antidemocratica? È nel breve piuttosto improbabile. Non impossibile. I primi segnali sono in giro – e chi ha occhi e non è a digiuno di storia li ha colti, dentro e fuori dall’Italia.

Ergo, in funzione del vostro grado di ottimismo, dovreste essere da moderatamente ad estremamente preoccupati da questi sviluppi in grado di mutare la società. La tecnologia non va certo fermata (sarebbe peraltro impossibile), ma la deriva politica sì: mai come ora occorre pensare bene a chi si vota. Non creiamo l’humus favorevole allo scenario distopico. Allontaniamo il rischio.

Quello di domenica è forse il voto più delicato nella storia dell’Europa moderna. Uno scontro tra chi vuole unire e chi vuole disunire, tra idee liberali e nazionalismi – spesso ammiccanti a movimenti neo-fascisti.
Pensateci, quando voterete.

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