Attacco all'Ecuador: violati dati di 20 mln di persone (tra cui Assange)
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Ultimo aggiornamento il 18 settembre 2019 alle 12:30

Attacco all’Ecuador: violati i dati di oltre 20 mln di persone (tra cui Assange)

È coinvolta tutta la popolazione. Un incidente che mette in luce le falle del governo

I dati di tutta la popolazione dell’Ecuador hanno subito un data breach, ovvero una violazione che ha preso di mira dati sensibili messi online, a disposizione di qualsiasi malintenzionato. Più 20 milioni di persone sarebbero coinvolte. Il nome che più spicca nella lista è quello di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks che per anni è stato ospitato a Londra proprio nell’ambasciata dell’Ecuador fino all’arresto di pochi mesi fa. Come riporta il New York Times, l’attacco è stato denunciato da vpnMentor, un’azienda di cybersecurity, che ha allertato subito il governo di Quito: 18 GB di materiale sensibile non è più al sicuro. Il “luogo del delitto” è in Florida, dove i dati sono stati prelevati da un server della Novaestrat, una società di analisi dei dati che lavora per il governo dell’Ecuador.

Ecuador, ci risiamo

Il server che sarebbe stato attaccato contiene le informazioni di tutta la popolazione ecuadoriana e di altri milioni di persone ormai decedute. Si tratta di nomi, date di nascita, codici utilizzati per accedere ai servizi della pubblica amministrazione, numeri della previdenza sociale e anche dati di alcune aziende. La scoperta di vpnMentor è avvenuta quasi per caso. «Le persone non hanno realizzato quanto sia grave questo fatto», ha detto al New York Times una programmatrice di IBM, che lavora nella capitale dello Stato sudamericano. Il presidente Moreno ha promesso che le autorità sono già all’opera per risolvere l’emergenza.

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Ma non è la prima volta che l’Ecuador affronta una situazione simile. Nel 2016 alcuni hacker rubarono 12 milioni di dollari dal Banco del Austro, violandone il sistema di pagamento. L’ultimo caso sembra, però, il più grave di sempre e ricorda il furto di dati personali dall’agenzia dell’entrate in Bulgaria, dove in luglio un cyber crimine ha messo mano ai dati di 5 milioni di persone. Il furto ha spiazzato il governo di Quito, che proprio quest’estate aveva appena avviato la sperimentazione di una tecnologia cinese che sfrutta il riconoscimento facciale contro la criminalità.

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